Intervista ad Anonymous Italia

Intervista ad Anonymous Italia

La rete come strumento di lotta
Intervista di Elena Calafato a due membri di Anonymous Italia (link)
L’oscurità non è priva di luce. Tutt’altro.
Ha riflessi superiori alle apparenze, come una novella scritta meglio, più completa, affascinante, che spesso fatichiamo a capire. E quella novella ha i connotati della realtà. Dipende da che punto di vista la osserviamo.
Anonymous è un termine misterioso, quasi inquietante, associato a un gruppo di cyber-terroristi che compiono attacchi informatici, provocando temporanei black-out a siti governativi e non.Ma qual è la verità? Chi o cosa è Anonymous? Per scoprirlo non sono necessarie competenze particolari, conoscenze occulte: basta accedere alla loro chat, aperta al pubblico e libera (una parola chiave per la community). È sufficiente fare quattro chiacchiere con questi ragazzi, uomini e donne di ogni età, per capire quanto sia fiorita una bugiarda mitologia del terrore attorno alla loro attività. Anonymous è un movimento di “resistenza attiva”, composto da persone  impegnate nel perseguire un’ideale che molti, moltissimi inseguono da tempo: la libertà di informazione, soprattutto sulla Rete, che è il più vasto e accessibile mezzo di comunicazione. Non sono i cyber terroristi, né gli hacker che i mass media dipingono. Sono persone comuni (alcune, in effetti, in possesso di notevoli conoscenze informatiche) che hanno deciso di scendere nella piazza virtuale del Web e far sentire la loro voce.Come i movimenti operai del passato che incrociavano le braccia bloccando le grandi industrie; come gli agricoltori che intasavano le autostrade coi trattori a reclamare i diritti negati: sulla rete si dossa (termine derivato dall’acronimo DDoS che sta per Distributed Denaial of Service), ossia si provoca una sorta di black out temporaneo di siti, generalmente governativi o appartenenti a grandi aziende di servizi, con lo scopo di dare un segnale forte e visibile contro chi si pensa possa limitare o manipolare l’informazione e la libertà dei cittadini.
Questo atto si configura, nel sistema giuridico di molti stati, come interruzione di pubblico servizio. Negli Stati Uniti il reato viene punito con la reclusione fino a 25 anni, a cui spesso si aggiungono risarcimenti a cinque zeri. In Italia la pena arriva a un quinto degli USA, più relative sanzioni pecuniarie.Qualcuno sostiene che l’interruzione di pubblico servizio rientri nella cosiddetta gray area, e che quindi tale atto possa considerarsi reato in base alle circostanze e a discrezione di chi giudica. Ed è proprio questo fatto, forse, a consentire che i singoli o i gruppi di attivisti vengano perseguiti più delle grandi aziende, prive di scrupoli nell’interrompere o sospendere i servizi erogati. È noto come esse abbiano più risorse per difendersi dagli “attacchi” della giustizia.
Attraverso questa intervista cercheremo di chiarire chi sono gli Anonymous italiani, e quali sono i loro scopi. (A e P sono i due membri di Anonymous intervistati)
  • Potete illustrare ai nostri lettori quando, come e dove nascono Anonymous, e Anonymous Italia in particolare?

A: Anonymous è nato all’incirca nel 2003, anche se stabilire una data precisa è pressoché impossibile , perché è stato un avvenimento spontaneo e collettivo, lento, graduale. Il movimento si è formato in origine sulla imageabord4chan.org, principalmente dall’arcinota sezione /b/. P: Anonymous Italia nasce invece nel Dicembre 2010, dopo le pressioni subite da Wikileaks.

A: Sì, su AnonOps è cominciato tutto con Operationpayback, nata come risposta di Anonymous alle pressioni per tagliare i fondi a Wikileaks da parte di Paypal, Masetrcard, Visa, Credit Suisse e altri.

  • Quindi alla base di Anonymous Italia c’è la volontà di dare un segnale contro il tentativo delle grandi imprese di zittire l’informazione “scomoda”?
P: Esatto.

A: Sì, e intendiamo garantire che internet sia liberamente accessibile e privo di qualsiasi tipo di filtri e sistemi di censura. In ogni caso, Anonymous è in costante evoluzione.

  • Più in generale quali sono le idee, o meglio, gli ideali che stanno alla base di Anonymous?

P: Informazione libera, non solo quindi quella scomoda, priva di censure. A: Crediamo fermamente nei diritti umani, nella libertà di espressione e informazione. Ci battiamo perché ogni uomo sia tutelato dai soprusi di lobby, corporation e governi, a prescindere dal loro colore politico.

  • E in che modo portate avanti il vostro progetto?
P: Non è facile, perché spesso veniamo erroneamente considerati dei terroristi della Rete, e il nostro nome è associato a qualcosa di negativo.

A: Tramite svariati tipi di azioni, dall’attivismo puro all’hacking a fini etici. E poi tramite i DDoS, che sono il nostro sistema di attacco più diffuso.

P: È il più diffuso perché può contribuire chiunque a portarlo a termine, senza avere conoscenze informatiche particolari.

A: Sì, esatto. Noi ci appelliamo a chiunque, non siamo un gruppo elitario.

  • Così avete anticipato la mia domanda, ossia se il gruppo è composto da soli esperti o è una comunità eterogenea.

P: Assolutamente eterogeneo. A: Estremamente vario sia per età che per credo politico, estrazione sociale, religione e altro ancora.

  • La  vostra organizzazione non ha una struttura gerarchizzata, giusto?

P: Giustissimo. A: Non esistono strutture di tipo piramidale: niente leader né capi. Esistono utenti veterani e stimati, ma con gli stessi diritti e lo stesso potere decisionale dell’ultimo arrivato.

P: Primi inter pares.

  • E credete che questo sia un metodo organizzativo efficace?

P: Bella domanda. Ha i suoi pro e i suoi contro, ma è l’unico plausibile. E poi, al momento giusto, le forze si uniscono coese. A: È ciò che ci tiene in vita. Non si può “decapitare” un organizzazione priva di capi. Le decisioni di qualsiasi genere vengono prese collettivamente, e una volta raggiunta una massa critica si traduce in azioni la linea intrapresa.

  • Ritenete che le vostre gesta siano apprezzate dall’opinione pubblica, e di essere compresi nei vostri intenti?

P: Io non credo che oggi, almeno in Italia, l’opinione pubblica sia adeguatamente matura per comprendere il senso dei certe azioni, anche a causa dello scarso supporto dei media, che si limitano a pubblicare le news che ci riguardano senza un minimo di analisi e approfondimento. A: Dipende. I nostri interventi e soprattutto gli ideali vengono distorti e strumentalizzati. Ci dipingono come cyber-terroristi, criminali il cui unico scopo è impossessarsi dei dati finanziari degli utenti dei siti colpiti per lucrarne. Inutile dire che è falso, non ci interessa danneggiare il cittadino, bensì il contrario. I nostri attacchi sono sempre simbolici e dimostrativi.

  • Ritenete dunque di non ricevere un adeguato supporto?

A: Dipende dalle occasioni, e spesso dalla linea editoriale dei media in questione. Di norma non è interesse dei poteri forti farci apparire come semplici persone che, al pari di manifestati o attivisti fuori dalla Rete, si battono per la tutela dei loro diritti. P: È sempre un discorso di lobby: le grandi testate non sono lobby free, e noi ne paghiamo le conseguenze. Non solo come Anonymous, sia chiaro, ma a livello dell’intero paese. Non a caso chi approfondisce in misura maggiore le nostre attività sono le testate specializzate.

  • Sul piano strettamente personale, cosa vedete voi in Anonymous? Per quale motivo avete deciso di farne parte?

P: Personalmente non vi sono entrato; semplicemente Anonymous rappresenta al meglio ciò in cui credo. E io credo nella libertà delle idee, dell’informazione senza tagli o censure. Sono qui per questo. A: Per me inizialmente era una sorta di “Amici Miei Web 2.0”, mi sono unito per lo spirito goliardico e dissacratorio. Poi, a seguito dello shift verso forme di attivismo più consapevoli, il mio interesse e la mia partecipazione sono cresciuti considerevolmente.

  • Quindi pensate che Anonymous sia una forma di attivismo efficace?

P: Decisamente sì. A: Credo anche che Anonymous sia una forza largamente sottovalutata; ne è un esempio Operation Paypal, che sta influendo seriamente sulle stock options di Ebay. Anonymous funziona perché non ha confini geografici ed è di una capillarità impressionante. Inoltre, essendo un’organizzazione decentralizzata e senza volto, non è facile da perseguire.

P: Esatto, Anonymous è soprattutto internazionale, ed è un problema per le varie polizie mettere d’accordo le varie giurisprudenze, già di per se carenti in materia di internet. E questo è un punto a nostro favore.

  • Potete spiegarci cos’è Operation Paypal?
A: Operation Paypal è una campagna di boicottaggio legale, lanciata in risposta alla cooperazione attiva e volontaria da parte di paypal con l’FBI. Paypal infatti ha fornito gli IP di persone che a dicembre hanno attaccato tramite DDoS i suoi asset. Inoltre è una campagna lanciata in risposta alla causa civile intentata da Paypal nei confronti di Mercedes Renee Haefer, un’attivista 20enne di Anonymous, per un valore di 500.000 dollari. È stata arrestata e ora rischia 25 anni di carcere federale, laddove la pena per uno stupratore arriva a soli undici.
  • Di quale reato è stata accusata Mercedes?
A: Interruzione di pubblico servizio, accesso abusivo a sistema informativo, furto di dati sensibili. Le altre accuse devono ancora essere formulate.
  • Un’ultima domanda. Se doveste convincere qualcuno a prendere parte ad Anonymous, cosa direste?

P: Il bello di Anonymous è che non convinciamo nessuno, non facciamo proselitismo. Comunque, se dovessi farlo, parlerei della necessità di dare voce a chiunque, in nome della libertà e della giustizia.A: Free cookies for everyone… also cupcakes! Ovvero: biscotti gratis per tutti…dolcetti compresi! (Ride) A parte gli scherzi, direi che i tempi sono maturi per usare mezzi alternativi allo scopo di conseguire ciò che gli attivisti hanno in mente da tempo. A. e P.: We are Anonymous, united as one, divided by zero.

Lottano senz’armi contro la disinformazione. Non sono terroristi.Per capirlo basta guardare il murales divenuto il loro simbolo: è pieno di colori, e rappresenta le due facce di Anonymous Italia, ossia Anonymous e Lulzsec. Nessuno che sia mosso dall’odio o dalla rabbia dipingerebbe un mondo così bello e colorato.Hanno fatto propria la massima di Voltaire: “Non condivido quello che dici, ma mi batterò affinché tu possa continuare a dirlo”.

http://anon-news.blogspot.com/

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