Archivi categoria: Politichetta

Strani collegamenti fra due notizie passate in sordina

In questi giorni sono arrivate due notizie, passate abbastanza in secondo piano, ma che fanno riflettere e che forse hanno un collegamento.

La prima riguarda la riapertura del processo sulla strage di Via D’Amelio, dove fu assassinato Paolo Borsellino: “la Procura della Repubblica di Caltanissetta ha chiuso l’indagine scaturita dalle dichiarazioni dei pentiti Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina e ha trasmesso gli atti alla Procura generale perché venga chiesta la revisione del processo. I magistrati sono convinti che sette dei condannati all’ergastolo sarebbero estranei all’attentato. Le nuove carte, come scrive oggi il Giornale di Sicilia, sono state depositate nei tempi che la stessa Procura aveva annunciato a luglio. Il nuovo filone d’indagine ha rimesso in discussione tutto l’impianto processuale basato sulle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino. Ha pure gettato un’ombra sul lavoro del pool investigativo guidato da Arnaldo La Barbera, morto nel 2002, che secondo il procuratore Sergio Lari avrebbe costruito un “colossale depistaggio”. Sotto accusa sono finiti apparati investigativi e uomini dei servizi di sicurezza. Tre di loro sono indagati: Mario Bo, attuale dirigente della squadra mobile di Trieste; Vincenzo Ricciardi, questore di Bergamo, e Salvatore La Barbera, ora dirigente della polizia postale di Milano. Sulle altre richieste della Procura il riserbo è assoluto. Nei prossimi giorni il pg Roberto Scarpinato valuterà le nuove iniziative da intraprendere.” Il gruppo avrebbe costruito una falsa verità sugli organizzatori e sugli esecutori dell’attentato che non ha retto alle diverse indicazioni date dagli ultimi due collaboratori Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina, a quel tempo uomini di fiducia del boss Giuseppe Graviano. Scarantino sarebbe stato indotto ad accusarsi di essere l’autore del furto della Fiat 126 imbottita di tritolo esplosa in via D’Amelio. Le sue dichiarazioni depistanti sarebbero state “suggerite” dagli stessi investigatori che avrebbero anche “taroccato” un verbale del 1994.  (fonte LiveSicilia).

L’altra notizia è di oggi: è stato ucciso a Palermo Giuseppe Calascibetta, 60 anni, da almeno trenta protagonista di diversi processi di mafia, con l’accusa di essere un influente uomo d’onore del potente mandamento di Santa Maria di Gesù e condannato a dieci anni proprio per la strage di via D’Amelio. http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/09/20/news/mafia_ucciso_il_boss_calascibetta_i_pm_era_un_capo_segnale_allarmante-21928880/

Proprio Scarantino, del quale oggi si mette in discussione ogni dichiarazione nel processo,  era stato uno degli accusatori di Calascibetta nella cui villa, durante un summit di mafia, il boss Totò Riina avrebbe comunicato a Cosa nostra la decisione di assassinare il giudice Borsellino. Alla riunione segreta, che si sarebbe svolta ai primi di luglio del 1992, avrebbero partecipato tutti i grandi della mafia: Riina, Pietro Aglieri, Carlo Greco, Francesco Tagliavia, Giuseppe Graviano, Giuseppe La Mattina, Salvatore Biondino, i fratelli Natale e Antonino Gambino, Cosimo Vernengo e, raccontò Scarantino, altre quattro o cinque delle quali non gli furono precisate le generalità.

La cosa suona strana: salta fuori che Scarantino ha mentito negli interrogatori, si parla di depistaggio delle indagini, di autoaccuse, e nello stesso momento viene fatto fuori proprio uno degli uomini che è stato accusato in quegli anni, che magari ha pagato nascondendo la verità e che adesso, scoperta la truffa del depistaggio, era meglio far sparire. Coincidenze o ennesimo piano per nascondere la verità sui responsabili delle stragi degli anni 90?

Annunci

Castelli povero. Di neuroni.

Il caro senatore Roberto Castelli ieri sera ad una trasmissione su La7,  Piazzapulita, il programma condotto da Corrado Formigli,  si è dichiarato povero. Difficile a crederci ma è vero:  “Io facevo l’ingegnere prima di entrare in politica e posso dire che guadagnavo bene. Ora invece sono povero”. Alla domanda su quanto ha dichiarato nell’ultima dichiarazione dei redditi risponde così: “L’ultimo anno ho dichiarato 145mila euro l’anno. Non ho seconde case, non ho ville, non ho la Ferrari. Sono povero, in senso marxiano, nel senso che non posso permettermi di vivere di rendita.“.

Chiaramente in studio non l’hanno presa bene una dichiarazione simile, e il pubblico ha incominciato a rumoreggiare; I No Tav in collegamento dalla Val di Susa si girano dall’altra parte e danno le spalle ai telespettatori quando Castelli parla.

Ora c’è da chiedersi: questi parassiti incolti si rendono conto del mondo in cui vivono? C’è gente che prende 800 euro al mese, c’è gente disoccupata, e lui si sente povero con 145mila euro l’anno?

Spero per lui che se li goda in fretta. Non so se fra un anno avrà ancora il tempo di usarli,  quando partirà la guerra civile che andrà a cercare per primi proprio i poveri ladri che ci governano da anni. Solo se riuscirà a rialzarsi da terra. E non credo che il popolo abbia voglia di risparmiarli. Nemmeno in senso marxiano.


Cable Wikileaks: la relazione sulla morte di Calipari costruita ad hoc per evitare altre indagini.

Fra i vari cable pubblicati da wikileaks ce ne sono sicuramente alcuni interessanti.. ad esempio questo, che parla dell’omidicio di Calipari in Iraq causato da fuoco amico americano, delle varie versioni sull’accaduto, del profilo che gli USA devono tenere, e molto interessante è questo passaggio:

— The government will block attempts by parliamentary committees to open their own investigations (there are already several calls for this from the opposition), on the grounds that this report answers questions sufficiently.

Praticamente appare chiaro come anche in questo caso il Governo in carica abbia fatto di tutto per nascondere la verità o perlomeno per chiarirla: difatti gli americani parlano di un Governo che bloccherà i tentativi delle commissioni parlamentari di aprire delle investigazioni proprie sull’uccisione di Calipari.

S E C R E T ROME 001506 SIPDIS BAGHDAD PLEASE PASS TO BG VANGJEL; JUSTICE FOR ASSISTANT ATTORNEY GENERAL, CRIMINAL DIVISION E.O. 12958: DECL: 05/02/2015 TAGS: PREL [External Political Relations], MOPS [Military Operations], KJUS [Administration of Justice], IT [Italy], IZ [Iraq], IRAQI FREEDOM SUBJECT: IRAQ/ITALY: BERLUSCONI TRYING TO PUT CALIPARI INCIDENT BEHIND US – ITALIAN REPORT FINDS NO INDIVIDUAL RESPONSIBILITY Classified By: Ambassador Mel Sembler, reasons 1.4 b and d.

¶1. (S) Summary and Recommendation: Just prior to the May 2 release of the Italian report on the March 4 killing of intelligence officer Nicola Calipari at a U.S. checkpoint in Baghdad, Ambassador, DCM and PolMilCouns were called to PM Berlusconi’s office to receive an advance copy of the report and to hear from senior GOI officials their view of the way forward. The Italians stressed that the GOI wanted to put the incident behind us, that it would not damage our strong friendship and alliance, and that it would not affect the Italian commitment in Iraq. The Italians said that while U.S. cooperation with Italy in the joint investigation had been total and thoroughly professional, Italy had to stand by the Italian reconstruction of the March 4 incident. The Italian report, they said, concluded that the shooting was not intentional and that no individual responsibility could be assigned for the shooting, thus making the magistrate’s criminal investigation less likely to develop into a full criminal case.

Continua a leggere


I caduti di Salò e i nuovi pseudofascisti..

Propongo un’articolo del Fatto Quotidiano (puoi leggere l’originale qui)

Rispunta dopo tre mesi la lapide che ricorda i morti della Repubblica Sociale nel cimitero della Villetta. Vibranti proteste da parte dell’Anpi. La giunta comunale e il sindaco Vignali preferiscono il silenzio.

Una storia che sembra destinata a non aver fine. E ad alimentare altre e nuove polemiche in una città, Parma, che dell’antifascismo – fu tra le poche, nel ’22, a resistere alle camicie nere con le celebri barricate in Oltretorrente – ha fatto quasi un marchio proprio di cui andar giustamente e pubblicamente fiera.

Smontata dal cimitero della Villetta da un giovane lo scorso 2 giugno, rieccola a far capolino nuovamente, la lapide della discordia dedicata ai caduti di Salò, coloro che scelsero in nome di una presunta fedeltà la dittatura e il sostegno a oltranza al giogo del nazifascismo. Dopo il plateale gesto di “disobbedienza civile” di qualche mese fa, infatti, il cippo – fino ad oggi consegnato ufficialmente al restauro – è tornato infatti al suo posto: chi pensava di non rivederla più, insomma, ha dovuto ricredersi visto che una volta riparata, la lastra marmorea  è stata prontamente ricollocata dov’era.

Altro che marcia indietro o ravvedimento, anche postumo, da parte dell’Amministrazione: risolti infatti i problemi più urgenti, leggi la formalizzazione della nuova squadra di giunta, uno tra i primi atti concreti del nuovo esecutivo è proprio questo: rimettere la lapide che ricorda quanti caddero per la “repubblica” (quella di Salò, ndr) al suo posto  d’origine, in bella vista nel cimitero cittadino, dove, solo per fare qualche nome, è tumulato tra gli altri un uomo che allo Stato, quello democratico sorto dalla ceneri del fascismo, ha sacrificato la propria vita, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Posata, e successivamente scoperta, in occasione della festa della Repubblica il 2 giugno alla presenza dell’assessore Davide Mora, che nell’occasione ebbe modo persino di puntualizzare di esser “venuto a titolo personale”, pur in posizione leggermente defilata trova in ogni caso collocazione nel padiglione dei caduti che hanno vestito la divisa. Curiosità: forse per scoraggiare altri gesti da parte di “disobbedienti” o antifascisti, adesso è stata posizionata più in alto rispetto a quanto non fosse prima.

Ma c’è di più: tanto per non far mancare un po’ di pepe, anche se forse sarebbe il caso di definirla benzina gettata fin troppo incautamente sul fuoco, è stata aggiunta una sottotarga, della medesima fattura – stesso marmo e stesso colore – che recita così: “Nel 150esimo dell’Unità d’Italia l’associazione nazionale famiglie caduti e dispersi della Rsi pose”. Come a sottolineare, a distanza di ormai tre quarti secolo, la fierezza per una scelta mai rinnegata anche se condannata ampiamente dalla Storia e, forse persino più grave, il tentativo di costruire un filo comune con le vicende risorgimentali che portarono all’unificazione dell’Italia moderna.

Un gesto che ha sortito l’effetto della classica goccia che fa traboccare in un vaso ormai colmo. La replica di Gabriella Manelli, presidente ANPI, non è tardata infatti ad arrivare. “Ormai quest’Amministrazione – commenta, amareggiata – ha chiaramente due volti. In giugno, subito dopo la prima affissione della lapide, il sindaco Pietro Vignali mi chiamò proponendomi l’eliminazione della targa e la sua sostituzione con una stele dedicata alle vittime di tutte le guerre. Trascorsi luglio e agosto ecco la sorpresa: la pietra della discordia è rispuntata, con il sindaco che nel frattempo, anche per le note vicende d palazzo, si è  sempre fatto negare”.

Un clima generale che proprio nella giornata dell’8 settembre, rischia di farsi ancor più rovente: le recenti esternazioni, sfociate in cortei e persino scontri con le forze dell’ordine in occasione del “Giro della Padania”, competizione ciclistica in corso nel Ducato, stanno a testimoniare un clima di tensione generale in aumento.

—————————————————————————————————–

Leggendo i vari commenti all’articolo, noto come ancora ci sono tanti fascistelli che difendono i caduti di Salò, parlando di “piccoli e poveri ragazzi finiti per sbaglio nel posto sbagliato, senza sapere cosa stavano facendo, oppure di ragazzi che sono morti comunque per i loro ideali e quindi per l’onore e che non erano pappamolli come i giovani d’oggi”.. Rispondo così:

Sento parlare di onore e pappamolli.. ma qui l’onore sta dalla parte di chi pur di non essere complice di un regime brutale, ha disertato rischiando (e in alcuni casi subendo) una fucilazione o una deportazione, per difendere la libertà. I veri pappamolli sono tutti quelli che per la loro inettitudine e pappamollaggine hanno scelto la via più comoda dell’avere il manganello in mano per andare a violentare i più deboli e che, come quelli che “consciamente” hanno scelto di essere fascisti, hanno meritato la fine che hanno fatto. Come meriterebbero tutti i nuovi pseudo-fascisti-nazisti, che in alcuni casi non conoscono nemmeno la storia, non hanno mai letto nemmeno il mein kampf, ma l’idea di poter utilizzare la violenza repressa che hanno dentro, dovuta alle loro incapacità intellettive e culturali (come una bestia selvaggia), li fa sentire grandi, e quindi si innalzano a ereditieri di una politica che l’unica cosa che ha di buono è che è sempre stata destinata ad autodistruggersi e a portare alla morte i leader che l’hanno utilizzata.
Ad ogni azione corrisponde una reazione: Piazzale Loreto ne è e resterà nei secoli, un esempio.


Sciopero una tantum? No grazie.

Due brevi parole sullo sciopero di ieri 6 Settembre.

A cosa serve al giorno d’oggi fare scioperi come quello di ieri? Non ci siamo stancati di vedere che il diritto di scioperare è diventato quasi come un simbolo dell’essere “fannullone e perditempo”?
Scioperare un giorno ormai non serve a niente.
Non vedete che non siamo considerati? Non interessa a nessuno se un manipolo di “sinistroidi” scende in piazza per una mattinata.
E’ giunta l’ora di cambiare rotta e considerare nuovi modi di farsi sentire; scendere in piazza va bene, ma non per una mattina soltanto. Bisogna bloccare il paese.
Una domanda che viene posta spesso è: “ma non si può scioperare tutto il mese, se no non prendiamo lo stipendio”. Riposta: basta organizzarsi.
Una buona rivolta deve basarsi su un ottima organizzazione; per bloccare il paese non c’è bisogno che ci si fermi tutti negli stessi giorni: oggi scioperano gli autisti dei mezzi pubblici, domani scioperano gli insegnanti, il giorno seguente i dipendenti delle aziende, poi gli operai, poi gli studenti, e via via tutte le categorie sociali, uno alla volta, un gruppo al giorno, nei giorni lavorativi. Il weekend tutti insieme in piazza: per discutere della settimana di ogni categoria, per organizzare le settimane successive, per alzare la voce. Le prime due settimane in maniera pacifica, poi si passa ad alzare i toni. Manifestazioni sotto le sedi di partito: assedio totale, pronti al lancio di oggetti irriverenti e offensivi, in modo da ridicolizzare l’immagine che i politici hanno di loro stessi (vedasi “merda”). Successive manifestazioni a Montecitorio, con rito identico; non ci ascoltano, noi gli dobbiamo fare paura allora. Devono aver paura di uscire a viso aperto: devono essere derisi e offesi tutte le volte che metteranno fuori il naso dalle loro case comprate con soldi immeritati; devono sentirsi braccati, devono arrivare a pensare che forse convenga loro scappare col bottino finchè sono in tempo.
Da questo passo successivo in poi, si può facilmente prevedere che le cose degenereranno: la polizia farà in modo di aizzare per poter caricare, si infiltreranno nazifascisti e blackblock per il gusto di fare danno. Prima regola: disperdersi velocemente. Seconda regola: attendere un po’ di tempo, mezz’ora o di più, e poi riunirsi nuovamente compatti e ri-assediare i palazzi.
Per concludere: è finita l’ora dello sciopero pacifico e una-tantum, non serve più a niente: se il popolo Italiano ha ancora un po’ d’orgoglio e di coraggio, e gli è rimasto nell’anima un briciolo di quella saggezza, intelligenza, capacità, genialità, tipica di tanti nostri antenati che hanno fatto la storia di questo mondo, deve destarsi perchè è giunto il momento di radere al suolo le basi di una società marcia e corrotta.


Tremonti e l’ultima cena

CHE NOTIZIA!!!

Il sito del ministero del Tesoro ci informa che il 1° Settembre il ministro Tremonti era talmente impegnato a “ponzare” una manovra che non ha nemmeno cenato. Venuti a conoscenza di questa notizia non ci resta che fare alcune considerazioni:

1) La cena di cui si parla deve essere intesa come cena vera o propria o come una di quelle cene che intende il Sig. Berlusconi, cene dignitose e piene di rispetto avvenute ad Arcore, intorno ad un palo da lap-dance?

2)Il Sig. Tremonti forse aveva paura che nel caso avesse sfornato un’ulteriore manovra non gradita dal furher sarebbe potuta essere la sua ultima cena, quindi meglio non farla direttamente?

3) Hanno mai pensato quelli del ministero del tesoro che “ma chi se ne fotte?” Il Sig. Tremonti non avrà cenato perchè impegnato, purtroppo però grazie all’economia di questo governo ci sono famiglie che non cenano perchè non possono permetterselo.

Quindi, dopo questo durissimo digiuno, spero che la prossima cena vada di traverso a tutto il ministero.. ignoranti come sono non sapranno certo fare la manovra di Heimlich.


“Democrazia Precaria; scritti su Berlusconi” di Norberto Bobbio

Democrazia precaria: analisi di Norberto Bobbio su Berlusconi

Tratto da Critica liberale Marzo 2004
“Democrazia Precaria; scritti su Berlusconi” di Norberto Bobbio

Quell’Italia modello Berlusconi

Sono bastati a Silvio Berlusconi poco più di due mesi per diventare il protagonista di questa campagna elettorale. Il protagonista e l’antagonista. Protagonista, perchè è riuscito col suo movimento, nonostante gli scatti d’ira del senatore Bossi (ma…can che abbaia non morde), a riunire gli scomposti frammenti della destra.
Antagonista, perchè sta diventando l’unico bersaglio del polo cosiddetto progressista, ormai quasi indulgente verso Fini, il nemico storico, e del centro: oggetti di vituperi e sberleffi, parlati, scritti, gridati, filmati, di livelli scandalistici e di cronistorie velenose. Un fenomeno senza precedenti. […]
Si sa bene che nelle grandi crisi storiche salgono improvvisamente alla ribalta uomini venuti dal nulla. Bossi è il classico esempio di questi uomini senza storia. Ma si ha l’impressione che sia destinato a tornare rapidamente nel nulla da dove è venuto. Berlusconi, no. Prima di buttarsi, come egli stesso ha detto, in politica, era un uomo già notissimo, ma sino all’altro ieri anche il più chiaroveggente degli osservatori non aveva previsto che sarebbe entrato fragorosamente sulla scena politica, dopo essere stato un abile e fortunato uomo d’affari, un uomo di spettacolo, l’impresario della squadra di calcio più coronata in questi ultimi anni. Vi è entrato subito da primo attore e, a giudicare dalla campagna elettorale e dalle previsioni che se ne possono trarre, destinato per ora a restare tale. Difficile trovare una spiegazione. Se ne possono trovare tante, ma nessuna del tutto soddisfacente. Si può cercare di attenuare la novità del fenomeno, osservando che le reti per questa pesca così fortunata le aveva gettate nascostamente di notte prima di tirarle su alla luce del giorno. Fuori di metafora, la sua comparsa in pubblico come capo di un movimento politico era stata preparata da tempo. Il dubbio:”Mi butto o non mi butto?”, è stata un’abile finzione, una domanda retorica, uno stratagemma per creare uno stato di attesa. Tutto non solo era già pronto per dare inizio alle grandi manovre: tutto era già deciso. Ciò non toglie che l’ascesa sia stata rapidissima, impetuosa, sbalorditiva.
Continua a leggere